
di Giorgio Santelli
E’ caduto il governo Prodi. Caduto per alcuni voti di parlamentari eletti nelle liste dell’Unione. E’ caduto il governo, e lo spettacolo di un parlamentare che ha rispettato l’impegno preso con gli elettori e che viene apostrofato con epiteti del tipo “checca, frocio, troia e traditore” da chi invece quegli impegni li ha traditi davvero, dà la misura della politica italiana. E’ caduto il governo Prodi. E le bandiere di azione giovani, di Alleanza Nazionale e i saluti di fascisti a Piazza Montecitorio ci raccontano quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni. E’ caduto Prodi, e la felicità di Gasparri che ha conservato la sua Legge unita a quella di Berlusconi che ha conservato il conflitto di interessi ci fa capire che si ritornerà alle urne con una rinnovata dittatura mediatica che non dovrà nemmeno far pressioni su un Cda della Rai che ha conservato per due anni la maggioranza all’opposizione.
E’ caduto Prodi e l’amarezza degli elettori dell’Unione dà il quadro delle gravi responsabilità politiche che questa maggioranza ha avuto nel non rispettare i patti fondamentali presi con gli elettori. E’ caduto il governo Prodi e a questo punto bisogna sperare che l’umiltà della classe politica di centrosinistra comprenda che andare subito alle elezioni, con questa legge porcata, è un rischio che non si può correre. Non perché il centro sinistra rischia di perdere. Ma perché rischia di essere sconfitta la democrazia.
Il governo Prodi, pur nei grandi errori che ha fatto e che noi di Articolo 21 abbiamo sempre sottolineato, ha comunque tentato di rimettere sui binari il paese. E per questi piccoli tentativi – ma che sono tentativi giganteschi se paragonati all’azione del precedente governo a guida Berlusconi – è stato punito. La diminuzione del debito pubblico, la volontà di ritiro delle truppe dall’Iraq con la contestazione aperta ma corretta alla politica di Bush, la lotta all’evasione fiscale, la determinazione con cui si è tentato di sconfiggere lobby e logge, il tentativo di riforma seppure morbida della Rai, quello di immaginare una riforma del sistema dei media e anche il tentativo di riforma della giustizia, hanno fatto sì che questo governo che per noi ha fatto troppo poco, per altri abbia fatto troppo. Per questo proprio ora, sebbene vi sia grande amarezza e delusione, diventa rischiosissimo chiamarsi “fuori”, mettersi alla finestra e decidere di gridare “vaffanculo”.
A questo punto è necessario sperare nella grande capacità di mediazione che il Presidente della Repubblica vorrà certamente spendere per il bene del Paese. Per questo è opportuno che il centrosinistra sia unito nel chiedere non elezioni subito ma almeno la possibilità di varare una legge elettorale che riconsegni agli elettori il diritto di scelta dei propri rappresentanti.
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