Due domande in esclusiva a Peppe Giulietti portavoce di articolo 21 e parlamentare uscente del centro sinistra.di Gaetano Alessi
Alcune sere fa Lirio Abate lamentava la chiusura di molta della stampa nazionale sui libri scomodi come "I Complici" anche in Italia esiste una "casta" dei giornalisti?
Non penso esista una "casta". Esiste invece un controllo quasi totale dell’editoria, delle case editrici e delle agenzie di pubblicità che non permette a certi libri di essere diffusi o promossi. Per questa ragione lavori come "I Complici" hanno difficoltà ad arrivare al grande pubblico. Giornalisti come Abate che fanno davvero inchiesta, che non si limitano a generiche accuse, ma che fanno nomi e cognomi dei collusi risultano scomodi. Credo che l’ordine dei giornalisti oltre a reclamare giustamente il rinnovo del contratto debba difendere i propri iscritti, la libertà d’azione dei giornalisti e il diritto a scrivere quanto di scomodo succede nel nostro paese. Poi c’è anche una sottovalutazione culturale di certi eventi. Faccio un esempio: la moratoria sulla pena di morte. Condivisa da tutti ed una delle più grandi vittorie italiane da sempre in campo internazionale, ma dai nostri media è stata considerato un tema di scarso interesse.
Spesso si ha l’impressione che alcune notizie vengano nascoste all’opinione pubblica. Esiste un rimedio per valorizzare il lavoro del giornalismo d’inchiesta?
La capacità di alcuni centri del potere di espellere argomenti scomodi dalla discussione pubblica spesso è aiutata dalla "sufficienza" di alcuni giornalisti. Dobbiamo avere la capacità di intersecare il lavoro dei giornalisti che vogliono fare il loro mestiere, dei vari blogger sparsi nella rete e dei movimenti di opinione pubblica che sempre più nascono in Italia.Quando questa operazione riesce ecco che un tema scottante come le morti bianche ridiventa d’ attualità su tutti i media grazie ad una battaglia di Articolo 21. Questa è la strada da seguire.
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