sabato 22 gennaio 2011

Cuffaro in carcere. Per noi oggi è il 25 aprile. Ma non infieriremo sul nemico

E’ finita.
Salvatore Cuffaro e' entrato alle 16,35 nel carcere romano di Rebibbia. L'ex governatore della Sicilia deve scontare una pena di 7 anni dopo che la Cassazione ha confermato la condanna per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio. In mattinata la Seconda Sezione Penale della Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, ha confermato la condanna a sette anni di reclusione inflitta in secondo grado all'ex presidente della Regione Sicilia. La sentenza per lui diventa quindi definitiva. Il senatore si e' costituito. Dieci anni. Tanti ne sono passati da quando il ciclone cuffariano si è abbattuto sulle nostre vite. Un ciclone che portava con sé il puzzo del compromesso morale, della cancellazione delle coscienze e dell’annullamento della diversità. Un mondo nel quale o ti vendevi o eri escluso, emarginato, “vinto”. Dieci anni sono passati da quel “no” secco gridato in faccia al potente nella sua Raffadali (Ag). A quel rifiuto di essere uguali agli altri, a quella rabbia sorda che ti permette le più grandi follie e a quell’arroganza di ventenni che non ti fa guardare al futuro. Otto anni sono invece trascorsi da quel giorno di febbraio in cui questa rabbia e passione s’incanalarono nell’unico mezzo che poteva mandare in tilt la macchina mastodontica del potente: AdESt, un giornale, la libera informazione. Otto anni a scrivere, denunciare, a tenere alta una bandiera per troppo tempo lasciata a sventolare in solitudine. Con la stampa “ufficiale” a elemosinare prebende o a mascherarsi dietro un “garantismo” figlio di contiguità che è vigliaccheria. Otto anni di un infinito oggi, tra scherni, delusioni e servi schiocchi che per farsi belli agli occhi del padrone minacciano, offendono, attaccano chi ti è caro, torturano psicologicamente. Otto anni in cui siamo cresciuti troppo in fretta. Otto anni che si sentono tutti e che a furia di sconfitte hanno scavato un numero illimitato di ferite equamente distribuite tra corpo e anima. Otto anni, un numero infinito di giorni, ore e minuti aggrappati ad una speranza, vivi grazie alla passione di chi ti è accanto, alla certezza che la gente con cui hai lavorato non mollerà mai, neanche un centimetro. Mai. Otto anni e quella frase “vincerete ragazzi, vincerete” che ti da forza perché pronunciata da chi aveva sconfitto un buio più grande: quello del fascismo. Otto anni in cui una generazione di uomini e donne ha saldato con la storia il debito che i loro genitori, costruendo l’avvento del cuffarismo per opulenza o per noia,gli avevano lasciato.Otto anni a edificare futuro, a coinvolgere ragazzi, a rendere ogni angolo un terreno di scontro col potente. La certezza che quelle sconfitte momentanee si sarebbero tramutate in vittorie. Abbiamo vinto ed è finita. Per noi oggi è il 25 aprile. La nostra Liberazione. Abbiamo lottato e sofferto per ottenerla e per questo non infieriremo sul nemico. Lo lasceremo fare agli “avvoltoi”, a quelli che arrivano a cose fatte, quando tutto è finito. Noi Cuffaro l’abbiamo affrontato quando era potente, quando ci voleva coraggio, ora è scattata l’ora dei vigliacchi e non ci appartiene. Non festeggeremo. Perché non c’è niente da festeggiare. Con la sentenza di oggi si ratifica che per otto anni la Regione siciliana è stata un’emanazione di “cosa nostra” e noi, uomini e donne che amiamo ogni angolo della nostra terra, non pensiamo sia una notizia che può farci felici. Lasceremo festeggiare chi fino ad ieri leccava il culo al clan Cuffaro per avere le briciole e che ora per rifarsi una verginità sputerà su Totò cercando di iscriversi al partito degli anticuffariani. Ci fate pietà e molto più schifo di un nemico che abbiamo sconfitto e a cui ora cediamo l’onore delle armi. Dieci anni dopo siamo liberi. Liberi di tornare al nostro lavoro, alla nostra terra, alle nostre donne, alle nostre passioni. Siamo stati “partigiani” per troppo tempo, ora torniamo ad essere cittadini di una terra martoriata ma da oggi più libera, e si ha come l’impressione di poter finalmente respirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. AdEst per come l’abbiamo conosciuta finisce qui. Domani ci sarà da ricostruire, con nuove idee, nuove forze, nuovo entusiasmo. Ma domani. Oggi è il 25 aprile si chiude una fase della nostra vita, come sarà la prossima non ne abbiamo idea ma, credetemi, è un’emozione bellissima.
Leggi AdEst
Sostieni Ad Est

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Cuffaro condannato in via definitiva a 7 anni di carcere per favoreggiamento aggravato a cosa nostra (mica nespole!). Proprio lui, Totò che esordì in politica aggredendo il giudice Falcone in una trasmissione, Totò che i siciliani hanno preferito a Rita Borsellino, che sicuramente collusa con la mafia non era e non lo sarebbe mai stata, Totò che finge religiosità per convincerci della sua onestà, Totò dei cannoli.
E comunque ha dimostrato un maggior senso di rispetto delle istituzioni rispetto ad un altro personaggio che del proprio ruolo dovrebbe avere ben più alto rispetto. Complimenti per il pezzo.
Tina Petrolito

Mimmo ha detto...

Totò Vasa vasa a Rebibbia per 7 anni non può più inveire contro Santoro, non può andare con la coppola con giornalisti proni, non può più nuocere a Gaetano con ricattatorie querele e costringerlo ad allontanarsi dalla sua amta terra. Non può più nuocere a quei pochi che nella Regione Siciliana si è opposto a viso aperto, come Gae ha fatto nella sua amata Raffadali. Si oggi è il notro 25 aprile di liberazione. Non da un tiranno nazifascista, ma di un un uomo che con la sua clientela e le sue "vasate chiamami Totò" ha affabulato e corrotto le coscienze di molta gente perbene attraverso la raccomandazione e il voto clietelare.
E' questo il mostro che è rimasto, voto e clientela politica, raccomadazione, corruzione delle coscienze dei giovani. A quei giovani come Gaetano Alessi, come a quei Magistrati uccisi e hanno indagato sui potenti, penso a Gaetano Paci, Nino Di Matteo ecc. che dedico questa bellissima giornata di liberazione antimafiosa.
Grazie Gae per quello che fai per questa bellissima terra.
Mimmo

Francesco Treseghè ha detto...

E' una bella vittoria, e la vostra è stata una grande "resistenza".
Ma la battaglia non finisce qui.
Per l'Italia, per la Sicilia, ma ancor più per il vostro paese, torna quello spiraglio di luce che riesce a rasserenarti il cuore e ti fa scorgere il futuro, non più come una speranza lontana.
E' come una ferita che si cura dopo anni di dolori.
Di ferite ce ne sono ancora molte, ma adesso c'è anche la convinzione che si possano curare.

Michelangelo ha detto...

Bel pezzo, scritto con la testa, con il cuore e, una volta tanto, con i polmoni che si sentono liberi e non più intasati dall'aria intrisa di clientelismo e di malaffare! Non so se si possa parlare di 25 aprile, ma sicuramnte per la Sicilia e, soprattutto, la nostra Raffadali può rappresentare una svolta: è ora che Raffadali venga restituita alla sua storia che è stata, e deve ritornare ad essere, una storia di sinistra e di democrazia!Viene voglia di pensare a come è ridotto il nostro Paese, la nostra Italia se, persino al confronto con uno condonnato per avere favorito la mafia, il Capo del Governo sfigura: Cuffaro si è difeso nel processo e, recandosi con le sue gambe a Rebibbia, ha domostrato rispetto per la magistratura e per i giudici, quegli stessi giudici che lo hanno condannato! Berlusconi dovrebbere riflettere e trarre le dovute conseguenze!
Michelangelo La Rocca

Anonimo ha detto...

Più che la voglia di brindisi prevale un senso di tristezza. Quanti anni di sperperi di denaro pubblico per favorire gli interessi della borghesia mafiosa e comprare il consenso attraverso clentelismi e creazione di posti fasulli, all'insegna del precariato. Il degrado morale e civile è stato per anni la bandiera della Sicilia.Ci sarà mai un popolo siciliano che fa della dignità e della libertà i suoi caratteri distintivi?
Non sono molto convinto che sia un 25 aprile. Certo è un grande giorno, ma il cuffarismo, così come il berlusconismo, sono troppo radicati nella (s)coscienza comune per essere debellati con facilità. La cultura del "io innanzitutto" è diventata senso comune, il cannibalismo sociale e l'indifferenza diffusi sono il tratto distintivo della società. Chi vi si oppone è visto con distacco se non con fastidio.
La strada è ancora lunga per recuperare una dimensione culturale che faccia del "noi" lo stile di vita e di comportamento.
vincenzo lombardo

Carmen ha detto...

Occhio che non è finito proprio niente. Tanto per cominciare, Lombardo è da sradicare. Detto dal figlio di una persona che è stato vicepresidente di una associazione in cui lui era molto importante, è un uomo totalmente inaffidabile e molto probabilmente colluso con la mafia a livelli ben più alti di Cuffaro.

Pasquale Faseli ha detto...

Bell'articolo e bei commenti. Condivido anche la preoccupazione che con l'uscita di scena di Cuffaro non sia automatica anche l'uscita di scena di tutto quanto ha seminato: corruzione e clientelismo. A molta gente fa gola sguazzare in tali pantani. Comunque questa condanna è una pietra miliare nella lotta alla mafia. Per quanto riguarda Berlusconi, beh, dicono che c'è un tempo per ogni cosa.

Salvatore Lo Leggio ha detto...

Vicè Vasile ha posto questo breve commento sul link ad Adest che ho postato su fb: "nessuno ha scritto che i veri capomafia di una volta, quando - raramente - andavano in galera, ostentavano fiducia e rispetto nelle istituzioni e confidavano negli sconti per buona condotta". Mi pare una notazione assai acuta: credo che siano questi i modelli e anche la tattica
del nostro. Condivido la gioia e rinnovo il plauso. Mi permetto però un piccolo schizzo di acqua gelida, da Brecht: "Voi non cantate vittoria troppo presto / che ancora fecondo è il grembo che l'ha generato".

Anonimo ha detto...

è chiaro che i problemi non sono finiti, ma è un momento aspettato a lungo...dieci anni fa eravamo soltanto una decina di ragazzi derisi e presi in giro, il tempo è stato galantuomo...è difficile esprimere quello che si prova, tu ci sei più o meno riuscito, ma la cosa più bella è sapere che quello che non sei riuscito a scrivere lo conserviamo nel cuore, identico, io, tu e tutti quegli altri che hanno mantenuto, sempre, schiena dritta e testa alta...vi abbraccio tutti,
Luca