venerdì 12 ottobre 2007

Dopo Cuffaro anche al figlio del Boss "la mafia fa schifo"...

Radio "Chiazza" racconta....
da Repubblica

PALERMO - "La mafia mi fa schifo". Una frase all'apparenza banale che assume un significato di grande effetto se a pronunciarla è il figlio di un boss e per giunta in un'aula di tribunale. Con queste parole Francolino Spadaro, figlio del boss Tommaso, ha voluto proclamare la propria innocenza nel processo per le estorsioni all'Antica Focacceria San Francesco, in cui è imputato per estorsione aggravata dall'articolo 7 (l'aver agito nell'interesse di Cosa nostra). Con voce pacata, in abito blu, Spadaro si è difeso con arte, parlando per più di un'ora, per spiegare che lui, con il "pizzo", non c'entra. "Le estorsioni - ha precisato - mi hanno sempre fatto schifo". Il figlio del "re della Kalsa" è imputato anche per concorso in omicidio nel processo per l'uccisione del maresciallo Vito Jevolella, è stato in galera dal 2002 al 2004, ha ricevuto un paio di condanne dal tribunale. Ma oggi tiene a puntualizzare: "Prima d'ora non sono mai stato accusato di estorsioni, e quando mi hanno arrestato per la Focacceria sono stato male, stavo male con me stesso, un male interiore". Il suo "tormento", ha spiegato, è nella voglia di una "vita serena", nell'aspirazione a una rispettabilità mai raggiunta. "Sono diplomato al liceo scientifico", ha raccontato, come per sottolineare che quel titolo di studio è servito a poco, perché i guai giudiziari lo hanno costretto a venir meno persino ai doveri di padre. "Ho una figlia in età minore che purtroppo non ho visto nascere. L'ho conosciuta quando aveva già tre anni, e quando sono uscito dal carcere mi sono dedicato a lei, quasi per farmi perdonare". Spadaro jr. ha quindi parlato di suo padre, don Masino, che negli anni Settanta fu definito "l'Agnelli di Palermo", "perché con le sigarette dava lavoro a molte persone". E infine ha fornito la sua versione sulle estorsioni agli imprenditori Vincenzo e Fabio Conticello, titolari della Focacceria. Ha detto che all'imprenditore Vincenzo Conticello consigliò di non pagare il racket: "Chi fa le estorsioni - ha affermato davanti ai giudici della terza sezione del Tribunale - è gentaglia, non merita di essere considerata. A me il pizzo fa schifo". "E allora - gli ha chiesto il suo legale, l'avvocato Rosanna Vella - si può dire che anche la mafia le fa schifo"? "Certo", ha risposto Spadaro, non senza esitazioni. Ma la domanda, che è ipotetica e presuppone considerazioni personali, non è stata ammessa dal presidente Raimondo Loforti e non resterà, formalmente, negli atti del processo. Rimane però l'affermazione, con le parole già utilizzate come slogan in una campagna di comunicazione della Regione siciliana che mercoledì scorso il pm Maurizio De Lucia nel processo per le "talpe" alla Dda ha etichettato come antimafia "gridata, di facciata". Da notare inoltre che il termine usato dall'avvocato è "mafia" e non "Cosa nostra", cioé il modo in cui gli affiliati parlano dell'organizzazione.

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