Riporto una nota della Sinistra Arcobaleno di Licata....Sperando che sia da traino per l'inizio di una discussione.Gato
La Sinistra l’Arcobaleno di Licata denuncia il grave attacco che negli ultimi anni continua ad essere portato alla salute ed alla libera scelta delle donne ed in particolare contro la legge 194 che regola il ricorso all’aborto terapeutico.
Nella serata di martedì, 11 febbraio, alcuni agenti, tra lo stupore dei medici e delle pazienti ricoverate, hanno fatto irruzione nel reparto di Ivg del II Policlinico di
Napoli motivando l’intervento con il reato di “feticidio”; un reato che non esiste nel codice di procedura penale.
Si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto. Denunciamo il clima che sta montando, nel nostro paese, contro le donne, contro una legge che ha posto fine alla pratica criminale dell’aborto clandestino praticato da mammane e medici compiacenti.
La 194 garantisce l’aborto terapeutico oltre il novantesimo giorno, quando la gravidanza comporta seri rischi alla salute della donna o in caso di gravi malformazioni del feto con conseguente pericolo per la salute fisica e psichica della gestante. Una legge che ha posto fine alla pratica dell’aborto clandestino e che oggi rischia di ritornare ad essere unica alternativa.
Nessuna donna accetta a cuor leggero di ricorre all’aborto; solamente menti contorte e omofobiche possono pensare che le donne provano piacere a sottoporsi ad un intervento doloroso fisicamente e psicologicamente.
Non vogliamo tornare dalle mammane o dai medici compiacenti per tutelare la nostra salute che appartiene solo ed esclusivamente a noi.
La 194 è stata già svuotata dalla pratica dell’obiezione di coscienza, che è diventata un affare, perché fare l’aborto in clinica privata costa, nominare un medico non obiettore costa.
Ad Agrigento l’aborto è praticato da un medico con contratto esterno, proveniente da altro ospedale, a Licata, come in tutti gli altri ospedali della provincia di Agrigento, i medici si sono dichiarati tutti abortisti, costringendo le donne che ne hanno necessità a vagabondare alla ricerca di una struttura sanitaria, fuori provincia, che dia un servizio garantito dalla legge o a ricorre a cliniche private dove l’aborto è praticato senza crisi di coscienza.
In questi anni abbiamo sottovalutato quello che stava succedendo, abbiamo sottovalutato la possibilità di difendere anche legalmente quella conquista.
È tempo di ritornare di nuovo nelle piazze a riaffermare un diritto che attiene solamente alla libera scelta di noi donne e che garantisce e tutela la nostra salute; è tempo di ricorrere anche ai tribunali denunciando quegli ospedali che non garantiscono un servizio previsto dalla legge.
Mariella Mulè
La Sinistra l’Arcobaleno di LICATA
Nella serata di martedì, 11 febbraio, alcuni agenti, tra lo stupore dei medici e delle pazienti ricoverate, hanno fatto irruzione nel reparto di Ivg del II Policlinico di
Napoli motivando l’intervento con il reato di “feticidio”; un reato che non esiste nel codice di procedura penale.
Si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto. Denunciamo il clima che sta montando, nel nostro paese, contro le donne, contro una legge che ha posto fine alla pratica criminale dell’aborto clandestino praticato da mammane e medici compiacenti.
La 194 garantisce l’aborto terapeutico oltre il novantesimo giorno, quando la gravidanza comporta seri rischi alla salute della donna o in caso di gravi malformazioni del feto con conseguente pericolo per la salute fisica e psichica della gestante. Una legge che ha posto fine alla pratica dell’aborto clandestino e che oggi rischia di ritornare ad essere unica alternativa.
Nessuna donna accetta a cuor leggero di ricorre all’aborto; solamente menti contorte e omofobiche possono pensare che le donne provano piacere a sottoporsi ad un intervento doloroso fisicamente e psicologicamente.
Non vogliamo tornare dalle mammane o dai medici compiacenti per tutelare la nostra salute che appartiene solo ed esclusivamente a noi.
La 194 è stata già svuotata dalla pratica dell’obiezione di coscienza, che è diventata un affare, perché fare l’aborto in clinica privata costa, nominare un medico non obiettore costa.
Ad Agrigento l’aborto è praticato da un medico con contratto esterno, proveniente da altro ospedale, a Licata, come in tutti gli altri ospedali della provincia di Agrigento, i medici si sono dichiarati tutti abortisti, costringendo le donne che ne hanno necessità a vagabondare alla ricerca di una struttura sanitaria, fuori provincia, che dia un servizio garantito dalla legge o a ricorre a cliniche private dove l’aborto è praticato senza crisi di coscienza.
In questi anni abbiamo sottovalutato quello che stava succedendo, abbiamo sottovalutato la possibilità di difendere anche legalmente quella conquista.
È tempo di ritornare di nuovo nelle piazze a riaffermare un diritto che attiene solamente alla libera scelta di noi donne e che garantisce e tutela la nostra salute; è tempo di ricorrere anche ai tribunali denunciando quegli ospedali che non garantiscono un servizio previsto dalla legge.
Mariella Mulè
La Sinistra l’Arcobaleno di LICATA
2 commenti:
talvolta i medici entrano a lavorare in un ospedale con la qualifica d essere "abortisti" perpoi dichiararsi "anti-abortisti" una voltaottenuto il posto...non è troppo simpatica come cosa???
Curù la cosa allucinante è che in Sicilia ci sono tre milioni di donne e la loro difesa è affidata ad un Consiglio Regionale dove al massimo vengono elette tre rappresentanti femminili!!! Bisogno cambiare registro.Altrimenti tutti i nostri diritti verranno cancellati da governi o governissimi bipartisan dove sarà Ruini a farla da padrone.
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