venerdì 22 agosto 2008

Scalpi di Stato..

Gaetano Alessi per www.articolo21.info

“C’era una volta...”. Già: “C’era una volta”….Espressione semplice ma convincente per dire che certe cose oggi non succedono più. Per gettare sulle spalle del passato ogni vergogna,ogni storia che non ci piace ed assolvere il presente. C’era una volta un luogo dove zingari ed ebrei erano sterminati in campi di concentramento in quanto “razza inferiore”. Dove i comunisti erano chiamati sovversivi e banditi. C’erano delle dittature in quel brutto passato. Nazisti e Fascisti i loro appellativi. Il coraggio degli uomini (ed il sangue) permise che i Comunisti da eversivi diventassero eroi, da banditi, partigiani. Gli ebrei da “razza inferiore” a popolo con uno Stato.E Tutti noi diventassimo più liberi. Solo per gli zingari non cambiò nulla. Ma di questi oblii la storia è colma. "C’era una volta" però. Queste cose oggi non succedono più. Forse…. Un giovane è sottratto alla custodia della madre perché la donna,accusa il Tribunale, permettere al sedicenne di frequentare “Ambienti estremisti”. Non siamo in Cina, nel Cile di Pinochet, nella Cuba di Castro, negli Usa di McCarthy, siamo a Catania; l’anno di grazia è il 2008 e i “pericolosi sovversivi” sono i “Giovani Comunisti” di Rifondazione. Nulla da eccepire se ci trovassimo negli anni trenta o se fossimo schiacciati da una dittatura. Non è così. Spero non sia così. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Sarebbe bastato ricordare la Costituzione ed il Tribunale di Catania si sarebbe evitato un provvedimento che non ha aggettivi per essere definito, tranne essere inquadrato in quel “coprifuoco delle idee” che il berlusconismo imperante sembra aver instaurato in Italia. Il ragazzo è di sinistra. Va tolto alla madre perché i comunisti, è risaputo, sono persone che portano i figli su una brutta strada, e dunque va affidato alla custodia del padre che ha il merito di odiare i comunisti. Ci penserà lui, avrà pensato il Giudice, a portarlo sulla retta via. I metodi non sono importanti, la cosa necessaria è proibirgli di leggere Gramsci, Berlinguer, Vittorini.”A quell’uomo deve essere impedito di pensare” sentenziò, rivolto a Gramsci, il tribunale fascista. A questo ragazzo pure, sentenzia oggi il Tribunale di Catania. Non si sa mai. La cosa assurda è che questo avviene in un capoluogo etneo stuprato da una crisi economica mai vista, dallo sfilacciamento della tensione sociale e da una politica volgare che compra l’anima delle persone (ed i voti) con le buste della spesa. Dove negli ultimi dieci anni le uniche anime ad essere diventate forti sono l’Mpa e le cosche mafiose. Dove i politici onesti che denunciano una città allo sfascio come Licandro (anche lui sovversivo comunista) sono costretti a pensare alla fuga. In questo contesto per il Giudice ad essere "sbagliato" è il sedicenne che non si adegua e che magari sogna una città diversa. Il passato, in quest' oblio dei sensi, diventa sempre più presente e tra non molto il “c’era una volta” non riuscirà a mascherare l’accerchiamento dei diritti in atto. Intanto il "pericoloso" comunista ha tagliato i capelli, forse stufo di essere etichettato anche per quello. Questo scalpo strappato indirettamente da un organo della Stato è una vergogna di cui questo paese non può andare fiero.

http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=4131

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo.
Non riesco a trovare parole per dire ciò che suscita la vicenda di Catania da te riportata. Un misto di rabbia, di sdegno, di preoccupazione per quei segni di incipiente fascismo che le anime belle della sinistra continuano ad ignorare, mentre una parte dei cosidetti democratici continua a flirtare con quel grumo di interessi incoffessati e incoffessabili che si coagula attorno alla figura del premier populista che piega l'interesse gnerale del paese alla sua smodata ambizione e ai suoi interessi personali.
Quello che intristisce è che la martoriata terra agrigentina, ultima per livelli di civiltà, continua a distinguersi per vassallaggio servile verso il capo indiscusso. Ieri si è prestato un certo Cirami, oggi ci pensa un certo Alfano a predisporre l'ennesimo provvedimento legislativo che tolga le castagne dal fuoco al grande Venerabile.
E quando sento dire a certi politici d'alto bordo che il berlusconismo è finito mi assale un senso di angoscia e di terrore. Ora che siamo tutti un pò berlusconizzati il fenomeno sarebbe in crisi? Ma tu pensa un pò a quello che succede nella città di Agrigento. C'è un sindaco che dichiara di voler governare oltre i partiti, e la prima cosa che fa appena eletto è quella di arruolarsi alla corte di Berlusconi. Ma questo è niente. Egli arruola nella sua giunta personaggi che fino a ieri si definivano comunisti e marxisti o guidavano liste di sinistra contrapposte al qualunquismo del candidato Zambuto. Per un momento anche Lillo Miccichè era stato cooptato in questo gioco al massacro dei valori e delle identità. Cosa può spiegare queste scelte se non il trionfo del berlusconismo, inteso come affermazione dell'individuo, al di la e al di fuori di ogni legge, sia essa giuridica, etica o morale?
E' un bel dire che le ideologie sono finite. Questi comportamenti segnano il trionfo dell'ideologia liberista, con l'esaltazione della libertà al di fuori e contro ogni idea di solidarietà e cooperazione.
E' noto che l'estremizzazione di tale ideologia ha provocato già due guerre mondiali, ed oggi essa è in crisi profonda. Ma è proprio questa crisi che dovrebbe indurci ad essere vigili. Le grandi crisi sono sfociate storicamente in dittature. E' quanto è avvenuto dopo il '29. Oggi qualcuno richiama quel clima e paventa quei pericoli. Mi meraviglia che segnali preoccupati provengano prevalentemente dal cattolicesimo più avvertito, come ha dimostarto la presa di posizione di Famiglia Cristiana o il dibattito che si svolge sul sito cristiano "IL DIALOGO", mentre le forze politiche di opposizione- con l'eccezione di Di Pietro- sonnecchiano o pensano addirittura di "riformare" lo Stato assieme a questa maggioranza razzista e fascisteggiante.
A me la situazione appare preoccupante.
Ti ri-invito a pubblicare su AD EST il bell'intervento del direttore de "Il Dialogo" sui pericoli di fascismo in Italia.
Ti abbraccio
vincenzo lombardo

equoasciacca ha detto...

Coltiviamo la solidarietà.