sabato 6 settembre 2008

Ciclo: L'Analisi - Antonio Di Gilio x Ad Est

Antonio Di Gilio

Ieri guardavo "Il vento che accarezza l'erba" un bel film di Ken Loach circa gli sconvolgimenti irlandesi di inizio Novecento e questa frase mi è subito balzata alle orecchie:

"è facile sapere contro cosa ti batti, ben più difficile è sapere per cosa ti batti"

Permettetemi di dire che Ferrero e compagni per cosa si battono non l'hanno ancora capito.O meglio io non l'ho capito.

Si parla di opposizione sempre e comunque.Di ritornare forza anticapitalista,antiliberista,anti-confindustria,anti-stato borghese(salvo percepire grossi stipendi dal vituperato stato borghese),antiVendola,antiSinistra.Insomma per Ferrero &co deve essere una guerra perenne contro tutti e tutto ma senza un'idea per cosa si combatte.

O meglio si parla genericamente di ritorno ad un'idea di neo-comunismo ,di una nuova rivoluzione di ottobre e di generica tutela dei lavoratori.

Si dice di tornare nelle fabbriche e tra le masse e di avviare nuove battaglie sociali.Certamente belle parole ma non si vive di soli scioperi.

Credono che gli operai non votino più la Sinistra perchè la ritengono traditrice.La realtà è ben peggiore.Gli operai non ci votano perchè non diamo loro una prospettiva,diamo tante nozioni ideali,linee guida di principi sani ma con scarso pragmatismo.In altre parole siamo inconsistenti sul versate materiale.Cerco di spiegarmi con un esempio.

Lo sciopero che nel passato è stato strumento di grandi vittorie è del tutto insulso nell'era della globalizzazione.Se una società ha la possibilità di trasferirsi dove vuole e quando vuole facendo incetta di aiuti statali e ovviamente sfruttando i lavoratori non di uno stato o di un continente ma di un pianeta capite l'inutilità di scioperare.Non vi è parità sul piano contrattuale e il coltello dalla parte del manico lo hanno loro.Che strumento Ferrero e compagnia bella intendono adottare?Io credo che non sappiano cavare un ragno da un buco(spero di sbagliarmi).Insomma non sono in grado di far sognare e di presentare un'idea di società convincente sul piano reale.Non solo,si parla genericamente di redistribuzione,ma non si fa un minimo accenno su quale è il loro sistema di sviluppo.Probabilmente parleranno di quello sostenibile,ma dubito fortemente che tra di loro ci siano competenze professionali che vadano in questo senso.

Ma in fondo si può sempre gridare negli scioperi bandiere rosse e internazionali parlando sempre di quel comunismo reale che ha fallito praticamente ovunque ma che in fondo rianima gli spiriti di vecchi compagni felici di mummie di Lenin e di vedere sulle schede elettorali falci e martelli.Tutto sommato il passato è il loro ma il futuro dovrebbe essere mio.

E in quella prospettiva di futuro fatta di precarietà e di disillusione io non voglio vivere ma voglio tornare a sognare.


http://sinistradelfia.blogspot.com

5 commenti:

mario ha detto...

Mah,
critichi una politica fatta da proposte, per te, generiche con una critica generica.Tu vuoi tornare a sognare.Presupposto del sogno è "dormire".Forse dovresti spiegarci la "tua" visione di società.

Giuseppe Boscarino ha detto...

Io direi che il presupposto di un sogno è viversi la ricarica delle proprie energie, tuffati in una realtà altra che non sia solo quella condizionata presente. Devi "dormire" bene per "svegliarti" rinfrancato, magari addirittura sorpreso del fatto che le cose più ovvie poi magari possono non essere così ovvie e l'articolato complesso sia in fondo semplice. Disarmante al punto che possa riguardare anche solo te, a prescindere dalle scelte altrui.

Casa della Sinistra ha detto...

E quali sarebbero le proposte che evidentemente reputi precise?

Il modello economico comunista reale è fallito ed è un fatto.Ma al fallimento del comunismo non è corrisposta la vittoria del capitalismo...anzi.Paradossalmente la sola paura del "pericolo"rosso obbligava gli stati capitalisti a offrire un modello sociale basato sul welfare.La fine di questo"pericolo" è evidente.Il welfare ce lo stanno distruggendo pezzo per pezzo con buona pace dei lavoratori e dei sindacati.Inoltre il modello economico comunista basava i processi di ricchezza in maniera uguale a quelli dei paesi liberisti.Produrre-consumare-buttare era il meccanismo per calcolare la ricchezza prodotta.Dulcis in fundo i sistemi comunisti hanno creduto di poter costruire l'utopia marxista-leninista mettendo tra due parentesi la parola libertà.Russia,Cina,Cuba sono state o sono ancora oggi dittature.Alla luce della storia il comunismo reale è stato un fallimento su tutta la linea e purtroppo nella dirigenza italiana sento echi di evocazioni poco gloriose.Ed è in questo vuoto tra reale e ideale che si inserisce la Sinistra.Il comunismo (la società perfetta)è la stella polare,l'idea dell'iper uranio platonico che tuttavia è umanamente irrangiungibile in quanto perfettibile.
Vuoi saper la mia idea di società più pragmaticamente traggiungibile?Si chiama modello della decrescita felice alla quale molti economisti di fama iniziano a guardare con certo interesse.
Ti scrivo cosa il fondatore del movimento scrive
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

"Maurizio Pallante"
Se non è di sinistra questa idea allora non ho capito nulla.

Antonio Di Gilio

mario ha detto...

La sensazione è che, paradossalmente, il problema del "fantasma" comunista lo abbiano quelli come te.Ci parli di un modello ideale (forse più uno strumento), che è quello della decrescita, come "soluzione".Ma è uno strumento.Rimane inevasa la questione del tipo di società e di quelle che sono le relazioni tra soggetti (classi per me)a cui miri.
Fai una ricostruzione storica del comunismo reale ignorando la storia e gli avvenimenti.Parli di Cuba tacendo di 50 anni di blocco economico che ne hanno impedito qualsiasi possibilità di sviluppo.
Come scrivi te, pur fallimentari, quelle esperienze hanno costretto il mondo occidentale a garantire diritti a masse di individui e masse di individui hanno trovato in quelle esperienze la forza per esigerli.
Oggi, se non si ricompatta un qualche blocco sociale su cui fare perno pensi che sia sufficiente declamare solo la decrescita per cambiare lo stato delle cose?

Casa della Sinistra ha detto...

La questione classe come la questione comunismo(qui l'intreccio) è eccessivamente utopico.Ecco da dove parte l'idea di una tensione verso quel comunismo ideale.La ragione è antropologica.Il comunismo parte da un presupposto fondamentale,ossia che l'uomo è un animale sociale che mira al "profitto"comune.Il sistema liberista al contrario,per definizione ,vede l'uomo come operatore economico mirante alla massimizzazione dell'utilità personale.E' questa visione diametralmente opposta che vede nel breve termine la vittoria del capitalismo liberista sul comunismo/socialismo.E' innegabile che l'uomo in qualsiasi società ha sempre prediletto l'egoismo personale sugli interessi comuni,E' questo il più grande scoglio.Non si crea classe finchè esisterà l'aggettivo mio e quell'aggettivo è antropologico.Soltanto una rivoluzione culturale al pari di quella francese può modificare questo status quo.Solo quando l'idea del consumismo verrà estirpato(ecco perchè la componente economica ha per me rilevanza prima ancora dell'idea di società in quanto strumento),ossia l'idea del diritto alla mobilità e non della ferrari,il diritto alla casa,e non a villoni,il diritto all'informazione e no al TV al plasma,solo allora l'idea di una società più equa e giusta sarà visibile all'orizzonte.