lunedì 5 ottobre 2009

"Cuffaro vicino ai boss per dodici anni"

da Repubblica del 2-10-2009

Dodici anni di relazioni pericolose. Nel 1991, l´incontro con l´imprenditore mafioso Angelo Siino, per chiedere un sostegno elettorale alle Regionali. Nel 2003, la "soffiata" sulle indagini antimafia al politico del clan di Villabate, Francesco Campanella, sotto il ficus di Palazzo d´Orleans. In mezzo, intercettazioni, altri pentiti e tantissimi accertamenti di carabinieri e polizia. C´è tutto questo nell´ultima indagine sul senatore Salvatore Cuffaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: è stata conclusa nei giorni scorsi dal procuratore Francesco Messineo e dal sostituto Nino Di Matteo. Ieri, i magistrati hanno incaricato i carabinieri del Ros di notificare all´ex presidente della Regione un avviso di conclusione delle indagini, il provvedimento che preannuncia la richiesta di rinvio a giudizio. Cuffaro è già stato condannato a cinque anni, per favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate: era rimasto coinvolto nell´inchiesta sulle "talpe" in Procura, assieme all´imprenditore Michele Aiello e ai marescialli Giorgio Riolo, del Ros, e Giuseppe Ciuro, della Dia. Già in quell´indagine, avviata nel 2001, erano emersi pesanti sospetti di mafia sul governatore siciliano. Altri si erano aggiunti nel corso del processo. L´ultimo ad accusare Cuffaro è stato il pentito agrigentino Maurizio Di Gati. Ha raccontato di quando, nel maggio 2001, vigilia della prima elezione diretta del presidente della Regione, ricevette nel suo covo di latitante un messaggio ben preciso. «Tramite il dottore Guttadauro, a nome di Provenzano - ha messo e verbale - arriva l´ordine di votare Cuffaro, un cristianu a disposizione nostra come presidente della Regione». A portare il messaggio a Di Gati sarebbero stati i boss Domenico Virga e Leo Sutera. Con quest´ultimo, Di Gati aveva condiviso una serie di interessi, a cominciare dall´apertura di una farmacia a Raffadali, nella quale sarebbe diventato socio assieme ad altre persone. Quando chiese al suo compagno d´affari: «E a noi che ce ne viene?», Sutera gli avrebbe riportato due promesse di Cuffaro: «Il progetto su una grossa discarica ad Aragona e un termovalorizzatore per i rifiuti nella zona di Casteltermini... ci offriva vari posti di lavoro, sia per realizzarla che per mettere dipendenti dentro queste cose». Il pentito agrigentino ha raccontato ancora le conversazioni tra mafiosi che avrebbero dovuto ottenere l´interessamento del presidente per l´autorizzazione all´apertura della farmacia, che poi però non si aprì mai. Un blitz antimafia fermò l´affare. Di Gati riferisce del duplice canale che avrebbe dovuto combinare un incontro con Cuffaro: Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, e Mimmo Miceli, che per via dalle sue origini a Sambuca di Sicilia sarebbe stato in contatto con Leo Sutera. Di Gati riferisce della presunta risposta di Cuffaro alla richiesta di incontro: «Non venite in ufficio alla presidenza, ci vediamo domenica mattina perché a casa mia ho gli sbirri appresso e non mi posso muovere». Secondo il procuratore Messineo e il sostituto Di Matteo, Cuffaro avrebbe «consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno e al rafforzamento dell´associazione mafiosa Cosa Nostra», attraverso una serie di comportamenti e di contatti con esponenti mafiosi, da Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, a Nino Rotolo, storico capomandamento di Pagliarelli.



Tutte queste cose noi nel tempo le abbiamo raccontate...ma ci prendevano per folli..forse però hanno ragione i sioux a dire che gli unici uomini liberi sono proprio i pazzi..

Resisteremo sempre un secondo di più..Ad Est

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