mercoledì 10 ottobre 2012

"Mosè" Di Benedetto e gli alleati famelici...storie bibliche da Raffadali!


di Gaetano Alessi

Credo che ci siano dei termini che ultimamente vengono abusati. Poi in politica, se politica quella che avviene nel nostro paesello si può chiamare, questo fenomeno diviene più accentuato. Ora, che l’alleanza elettorale del maggio scorso non fosse proprio d’amore è risaputo. Diciamo pure che quel matrimonio può essere paragonato a quello che avviene nei letti dal Modaccamo a Businè dove si piantano più corna che filari di vigna! Che fosse di puro interesse non si può dire, ma scrivere sì. Magari non sputtanarlo sui media renderebbe la cosa  almeno meno squallida.
Ma torniamo al punto di partenza, il termine abusato è “Sacrificio”!
Io non sono un “acculturato” ho un tinto diploma magistrale, preso quando ancora si pagava in lire, i democristiani erano delle merde e il “cellulare” era solo quello della Polizia, però conosco il significato delle parole. Cosa che sembrano non conoscere fior fiori di avvocati, giornalisti e professionisti che gravitano nella politica raffadalese.
“Il fatto Gaetà... il fatto!” mi rimproverava sempre Giorgio Santelli in redazione, perché tendo a divagare, quindi eccovi il “Fatto”.
L’Ud(e)c (L’Unione degli Ex Cuffariani) raffadalese, rimasta fuori dalla composizione del consiglio comunale per una 20ina di (benedetti) voti non ha pensato niente di meglio che far ricorso: AGLI ALLEATI! Atto che disegna fedelmente la “qualità” politica e morale dei rappresentanti di quel partito (con la p minuscola) nel nostro paesello.
In passato questo avrebbe significato nessun ruolo per tutta la legislatura, solo che Di Benedetto, in maniera ammirevole, ha scelto d’imperio di assegnare, a chi aveva partecipato alla campagna elettorale, un periodo di rappresentanza nell’amministrazione. Prima i Comunisti Italiani, che avevano l’assessore designato in campagna elettorale, e poi a giro la lista del professore D’Amato/Farruggia e l’Ud(e)c.
Sarebbe bastato aspettare.
Invece no! Parafrasando una vecchia canzone: “due anni sono lunghi da passare quando la poltrona non pulsa sotto il c…” . Quindi ricorsino!
Ma anche il ricorso richiede tempo, ed ecco cosa s’inventano i geni dell’ l’Ud(e)c: un tentativo di estorsione bello e buono al grido: “Io ritiro il ricorso però...”
Ora tra le tante qualità di Di Benedetto ce n'è una in cui è imbattibile: prendere tempo. Come si dice dalle nostre parti “l’acqua u vagna e u ventu l’asciuca” e forte della posizione di comando fa “arrinari” che neanche un escavatrice in movimento. Poi sotto campagna elettorale figuratevi!
Quindi a rispondere ci pensa Nino Randisi, che s’inventa il comunicato stampa “preventivo”. Dato che risponde ad una richiesta mai avanzata pubblicamente! (Quanto sono belli questi ALLEATI).
Nel comunicato “profetico” (nel cui lo scriba apprende che l’Mpa non si chiama più Mpa ma Partito dei Siciliani) il buon Randisi afferma: “ribadiscono che l'Udc avrà un suo esponente in giunta, secondo una precisa turnazione, che vedrà presente nell'arco della legislatura, anche il rappresentante della lista civica, che, come i Comunisti Italiani, non sono presenti in Consiglio comunale. In attesa che il Tar si pronunci sul legittimo ricorso presentato dalla stessa Udc, circa la richiesta dell'ottenimento di un seggio che non le sarebbe stato assegnato a suo dire per errori nei conteggi di alcune sezioni, gli accordi elettorali, il cui garante è il sindaco Di Benedetto, non possono essere mutati e nè possono essere avanzate nuove richieste politiche che sanno di puro 'mercanteggio'. Le nuove richieste non potranno mai trovare accoglimento in futuro in considerazione della svolta politica che è stata voluta dai cittadini che hanno decisamente premiato i valori ed i programmi fondanti posti a base dell'alleanza di centrosinistra".
“Zittitu e suca” si potrebbe tradurre in raffadalese questa dichiarazione del Randisi, ma lì nasce la perla che rende splendente tutta la storia. La replica dell’Ud(e)c per mano e per penna (molto sgangherata) dell’Avvocato Claudio Di Stefano che a “sucare” non ci pensa nemmeno: “Tengo a precisare che l'UDC di Raffadali non ha vanzato alcuna pretesa, ne nuove richieste. Conosciamo gli accordi e li rispetteremo fino alla fine della legislatura, non abbiamo bisogno che nessuno c'e' lo ricordi. Il discorso e' diverso: E' stato richiesto dall'MPA la possibilita' di ritirare il ricorso presentato dall'UDC al Tar e noi abbiamo dato la disponibilita' in tal senso, richiedendo un qualche riconoscimento politico per il sacrificio che ci viene chiesto. Ricordo che in varie sezioni abbiamo notizie di voti non attribuiti all'UDC e quindi riteniamo il ricorso abbastanza fondato. L'MPA da un lato ha richiesto il ritiro del ricorso ma dall'altro lato non vuole nemmeno dirci "Grazie". Mi sembra un atteggiamento contraddittorio. Un qualche sacrificio deve pur essere disponibile a fare”.
Al saldo di una grammatica orribile il buon Di Stefano fa un uso assolutamente non appropriato della parola “sacrificio”.
Cerchiamo di essere esplicativi per i non addetti alla politica (sempre p minuscola): nel vangelo secondo Di Stefano la parola sacrificio viene così tradotta: “Tu (Mpa o come si chiama questo mese) ti tieni il consigliere ed in cambio mi dai un assessore ed io ritiro il provvedimento giudiziario”. Con tutta la buona volontà questo non si chiama “sacrificio” ma “mercato”!
Ed in tempi di fera du Rusà è il termine assolutamente più appropriato.
Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, "rendere sacro") è quel gesto rituale con cui dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.

In questa “piccola storia ignobile” per dirla come Guccini, di sacro e rituale c’è davvero ben poco. E’ uno squallidissimo gioco di potere tra chi ha e non vuole cedere e chi non ha e non può vivere senza poltrone.

E l’arbitro supremo delle vicende politiche e amministrative raffadalesi, il Sindaco Giacomo Di Bendetto, che dice? Per ora nulla (c’è campagna elettorale).
Però fate con noi uno sforzo d’immaginazione, pensate a Giacomo vestito di una tunica, con la verga di Mosè in mano, dall’alto del monte Guastanella con i suoi discepoli riottosi in basso. Nel silenzio il braccio che si alza a zittire i brusii e la sua voce tonante che dice: “Poiché io amo la pietà ( חסד khesed) e non i sacrifici ( זבח zebach), e la conoscenza di Dio (אלהים Elohim) anziché gli olocausti (עֹלָה olah), beddri fanciulli itivinni tutti a scanciari!”

Amen

---------------------------------------------------------------------
Amici e Compagni - vi chiediamo aiuto...O si continua insieme ... o si muore..

1 commento:

Alessandro Di Benedetto ha detto...

1) Visto che Mosé non arrivò a toccare la terra promessa, suppongo che il sindaco stia facendo gli scongiuri del caso, a seguito del tuo paragone, visto che tra poche settimane ci saranno le elezioni.
2) Mi spiace ricordatelo, Gaeta', ma lo sapevi anche prima di appoggiare questo sindaco e questa coalizione con che razzo di alleati ti andavi a sposare: non lamentarti adesso delle corna.
3)Visto che il "sacrificio" contemplava, in genere, l'uccisione degli animali offerti all'entità divina, non sarei contrario a estendere l'invito al sacrificio fatto.
Con affetto e ironia.